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1 set 2008

Stress da rientro

Senso di stordimento, calo dell'attenzione, mal di testa, digestione difficile, raffreddore, mal di gola, tosse e dolori muscolari possono essere manifestazioni del cosiddetto stress da rientro, o meglio, di quello stato di tristezza post-vacanza.
La ragione del repentino mutamento del nostro umore è, il più delle volte, il rapido cambiamento delle abitudini: se durante le vacanze siamo stati rilassati e occupati in attività che non comportano particolari obblighi, il ritorno a casa e al lavoro rappresenta la ripresa dei ritmi di tutti i giorni e delle responsabilità della vita quotidiana.

Questi cambiamenti, soprattutto se avvengono in maniera brusca, possono causare una perturbazione nei delicati equilibri dell’organismo. Il corpo necessita di qualche tempo per "acclimatarsi" e abituarsi alle nuove condizioni di vita e, durante questo periodo, soffre. Da qui, l’impressione del sentirsi giù, distratti, poco efficienti, con la testa tra le nuvole.

Queste sensazioni, che comunque spariscono in un po' di tempo, possono essere ridotte e contenute con qualche attenzione. È importante, per prima cosa, prepararsi in anticipo e in modo progressivo al cambiamento e programmare qualche giorno di riposo prima della data effettiva del rientro. In questo modo potremo arrivare alla fine della vacanza pieni di energie.
Attenzione anche a riprendere la vita quotidiana in modo graduale non facendosi prendere dal panico dalla mole di lavoro che, probabilmente si è accumulata durante la nostra assenza. Almeno nella prima settimana è meglio puntare su piccoli obiettivi davvero essenziali e lasciare per un secondo momento i progetti di lavoro più complessi e ambiziosi.

Una curiosità: il nome dello stress post-vacanza, in inglese, è Post-Vacation Blues, da "blue" che significa anche tristezza, depressione. A questo significato si riallaccia anche il nome dello stile musicale blues, originariamente canto di tristezza, dolore e angoscia quotidiana, diffuso tra le comunità nere americane in schiavitù.

15 set 2007

Gli italiani nel lavoro cercano la realizzazione personale piu' che i soldi

Sondaggio web rivela: gli italiani nel lavoro cercano la realizzazione personale piu' che i soldi
Il sondaggio e' di Monster.it (del 18.4.2007) disponibile su http://www.rainews24.rai.it/

I soldi? Importanti, ma non sono tutto, almeno per gli italiani che lavorano. Secondo un sondaggio realizzato via internet da Monster.it, leader in Italia e nel mondo per la ricerca di personale sul web, alla domanda 'Tu per cosa lavori?', il 42% dei 13.300 intervistati in Italia hanno risposto senza esitazioni 'Per realizzarmi'. Chi ammette di guardare prima alla busta paga è il 35%.

Il dato è interessante se raffrontato con le risposte date dalle persone intervistate in altri paesi europei: soltanto il 22% dei Lussemburghesi, il 21% dei Belgi, il 19% dei Tedeschi, il 17% dei Francesi, il 14% degli Irlandesi e il 13% degli Inglesi afferma di lavorare per realizzarsi. Con il 35% di 'pragmatici' dichiarano di lavorare esclusivamente “per i soldi”, gli Italiani si posizionano all’ultimo posto della classifica europea, distaccati da Regno Unito (54%), Irlanda (53%), Belgio (52%), Lussemburgo (50%), Germania (46%) e Francia (42%).

Anche il mito dei 'sacrifici per la famiglia' tipicamente italico, sembra traballare: quanti finalizzano il lavoro al sostentamento e al benessere della propria famiglia rappresentano in Italia il 13%, meno che in Germania e Irlanda (18%), Francia (17%), Regno Unito (16%) e Lussemburgo (14%).

In linea con la media europea, un esiguo 4% di Italiani rivela, invece, il desiderio di lavorare oggi, magari tanto, per potersi ritirare il prima possibile dal mondo del lavoro. Percentuali più alte si registrano in Lussemburgo (7%), Belgio, Francia, Germania (5%), UK (4%) e Irlanda (3%).

“Oggi - ha commentato Nicola Rossi, Direttore Marketing di Monster.it – sul lavoro gli Italiani sembrano prediligere tutti quegli aspetti che vanno ad arricchire la sfera personale, anche a svantaggio della propria condizione retributiva. Di fronte all’incertezza, all’instabilità e alle deboli prospettive offerte attualmente dal mercato del lavoro, chi lavora o cerca lavoro ricerca una sorta di scappatoia e compensazione in un’attività che regali almeno maggiori soddisfazioni a livello individuale". Il lavoro è tanto, spesso precario e mal retribuito: che almeno sia gratificante sul piano della realizzazione personale.